
"Io nn vado in giro con l'ombrello, sto in casa quando piove.Una casa piccola come una prigione.Il corridoio d'ingresso del mio appartamento ha una parete di armadi con le ante composte di specchi scorrevoli che arrivano fino al soffitto.Anche la minuscola camera da letto ha due pareti di specchi alti fino al soffitto.Gli armadi dietro gli specchi sn sproporzionati x la casa, sufficienti a un reggimento di mannequines.Secondo l'architetto che ha ristrutturato l'appartamento questo artificio dovrebbe aumentare l'illusione dei volumi, creare prospettive e fantasie ottiche, ma il risultato nn è quello programmato.In un piccolo spazio con tanti specchi finisce che l'uomo si moltiplica e si disperde, nn sa più se è di qua o di la' dalle pareti di cristallo.Dovrei dire che perde la propria identità, ma nn lo dirò.Confesso solo il mio disorientamento, x nn dire la mia confusione.Architetto sciagurato che ha distrutto il parquet di doghe di rovere (conservato invece negli altri appartamenti del palazzo) e ha steso sul cemento una moquette color del piombo come il cielo che incombe in questi giorni sulla citta'.Nn capisco come ho fatto ad amare questa casa, a resistere in uno spazio così minuscolo.Addirittura mi sn accorto che i miei movimenti sn frenati e contratti come se vivessi dentro ad una scatola, e lo stesso succede con i miei pensieri che si riducono a piccola misura.Sarà la confusione ipnotica degli specchi ,sarà la magia del Marais, ho finito x accogliere lo spirito di questa casa come un dono della fortuna. In questi giorni invece la pioggia mi ha fatto capire che questa nn è una casa ma una prigione.Dicono che il vento faccia impazzire le genti.No, è la pioggia che induce a pensieri laterali e divergenti che sn il preludio alla pazzia."
La mia vicina si è suicidata.
Venerdi', 28 Luglio 2006. Ore 16.06.

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